Manifesto

«L'architettura come trascendente citazione dello spazio naturale»

Armonie delle proporzioni

Sin dall’antichità l’uomo osservando la natura ha sempre cercato di comprenderne le leggi che presiedono ai processi di creazione.

Nelle varie discipline – scientifiche, filosofiche, artistiche – si lavorava alla codifica di quei linguaggi capaci di esprimere la bellezza e l’armonia che pervade la materia universale così da trasporne l’essenza nei propri campi di applicazione.

Particolare importanza è stata attribuita al concetto di proporzione aureo-divina come chiave per interpretare il mistero della bellezza.

Ritroviamo tale concetto nella ricerca dell’armonia cosmica dei Pitagorici, nel famoso simbolo dell’Uomo

Vitruviano di Leonardo, sino ad arrivare a Leonardo Pisano detto il Fibonacci, la cui sequenza numerica si riscontra in numerose forme create dalla Natura (la spirale del nautilus, la forma degli ortaggi e dei frattali ecc.).

Il concetto di proporzione aurea continua ancora oggi ad alimentare il dibattito sul rapporto uomo-natura e sull’influenza che il contesto naturale ha nei confronti dei bisogni pratici e funzionali, così come dei bisogni spirituali ed emotivi.

 

Arte come trasferimento di informazioni

L’arte, nella sua accezione autentica, può essere considerata il grado più elevato del pensiero sensibile capace di svelare il mistero dell’armonia e della bellezza. Essa infatti consente di accedere a quelle informazioni contenenti come un filamento di DNA i principi base del concetto di proporzione tra elementi.

Come è facile osservare a proposito delle composizioni musicali, la bellezza di una melodia non risiede tanto nel tipo di note ascoltate, quanto dalla particolare relazione che si viene a stabilire tra esse. Per questo con solo sette note si riescono a comporre infinite armonie.

La musica non è nelle note, ma tra le note, con questa affermazione il grande Mozart indica l’essenza della musica, esprimendo con lucida consapevolezza che l’armonia che pervade la nostra sfera emotiva durante l’ascolto discende dal rapporto proporzionale tra gli elementi di una composizione. E ciò vale esattamente per la fruizione di ogni opera d’arte, sia essa costituita da note, elementi architettonici, parole o segni di pennello.

Così nella costruzione architettonica, per esempio al cospetto di molti borghi antichi dislocati sul nostro territorio, possiamo ammirare il principio della proporzione e della relazione armonica fra gli elementi: i singoli elementi costruttivi, spesso semplici e umili case, vengono aggregati nel rispetto orografico del suolo, dando vita ad un sistema che si ramifica, si articola e genera quei vibranti equilibri dinamici in grado di valorizzare il rapporto di osmosi con il paesaggio circostante. L’articolazione di abitazioni, vicoli, piazze supera il concetto razionale di allineamento urbanistico, per dare spazio a movimenti di forme fluide, in continua metamorfosi, dove ogni scorcio rimanda al successivo in un continuum narrativo.

Percorrendo le strade di una di queste costruzioni armoniche, al pari di quando ascoltiamo le note di una musica, si viene avvolti da una dimensione di benessere così profonda da riuscire a sospendere il concetto di tempo e dello spazio, ossia a uscire dall’esperienza sensibile in cui siamo identificati nello stato di coscienza ordinario. In questo modo possiamo comprendere come opera la Bellezza, in quanto percezione dell’armonia, ci consente di ricollegarci alla nostra controparte divina, a quel Principio di unità a cui aspiriamo, a quel punto di convergenza del più alto viaggio a cui tendiamo.

L’artista in definitiva è colui che elevandosi dalla sensibilità all’intuizione entra in contatto con i piani elevati e trasferisce la bellezza naturale e divina nella propria opera. Per fare ciò, egli è chiamato a superare, in modo più o meno consapevole, i filtri della ragione.

In questo senso Hermann Hesse dice che l’arte rappresenta la coincidenza tra la regola e l’eccezione, tra il disordine e la chiarezza.

Architettura come equilibrio tra bisogni pratici e spirituali

L’osservazione della Natura e delle opere architettoniche tradizionali, è considerata il pilastro portante su cui si fonda e si sviluppa il nostro progetto artistico.

Le soluzioni e le forme proposte nei nostri spazi sono caratterizzate da un uso libero della geometria che, svincolata dalle regole puramente ortogonali, viene inclusa in un linguaggio organico e multisensoriale, nel quale le regole e le eccezioni sono considerate l’espressione del supremo ordine naturale. Al pari di una composizione musicale, nelle nostre realizzazioni ogni elemento, come fosse una nota, risulta essenziale e facilmente riconoscibile: esso si valorizza nella creativa relazione tra le parti e tra queste con il paesaggio circostante.

Linee tese ottenute dai particolari tagli delle murature e dei soffitti dialogano con superfici sinuose, fluide, che si compenetrano e si ramificano nelle tre dimensioni. Il gioco dei volumi contribuisce a dilatare lo spazio percepito e aumentare al contempo la superficie utile, in quanto attraverso le inclinazioni dei tramezzi si riescono ad eliminare gli spazi non funzionali e utilizzare al meglio i metri quadri disponibili.

Si aprono prospettive coinvolgenti, multidirezionali, valorizzate ulteriormente dalla luce, che contribuisce a conquistare quella dimensione trascendente che eleva l’architettura a vera e propria scultura funzionale.

Nel nostro progettare l’approccio artistico è considerato come la più completa sintesi essenziale dell’impalpabile equilibrio sospeso tra la ragione e l’emozione, tra la funzionalità e i bisogni percettivi e dello spirito. L’architettura diviene quindi la citazione trascendente dello spazio naturale, per mezzo della quale l’animo umano risuona in armonia con le energie universali.